Contro l’omologazione conformista della Cgil di Camusso
Ritengo utile e necessario ritornare a spiegare le ragioni che mi hanno portato, insieme alla larghissima maggioranza della delegazione trattante, a sottoscrivere la recente ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto chimico-farmaceutico che aggiunge 148 euro in busta paga. Ragioni tuttora valide nelle modalità, nei tempi, ma soprattutto nel merito. di Alberto Morselli
5 AGO 20

Alberto Morselli si è dimesso da segretario generale Filctem-Cgil dopo avere firmato il contratto dei chimici, sconfessato dalla stessa Cgil. Questa lettera è stata inviata alla rivista Rassegna sindacale che ha preferito non pubblicarla.
Ritengo utile e necessario ritornare a spiegare le ragioni che mi hanno portato, insieme alla larghissima maggioranza della delegazione trattante, a sottoscrivere la recente ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto chimico-farmaceutico che aggiunge 148 euro in busta paga. Ragioni tuttora valide nelle modalità (corretta in quanto rispettosa dei deliberati della categoria, delle intese unitarie e dello statuto della Filctem) nei tempi (al paese serviva e serve una spinta urgente che impegni tutti a occuparsi dei problemi del lavoro contro la stanca routine dei tempi lunghi che mettono spesso a rischio la possibilità di determinare soluzioni concrete), ma soprattutto nel merito. (…) Parto ricordando i numerosi e ripetuti attacchi di fuoco amico portati ai rinnovi dei contratti chimico-farmaceutico del 2006 e del 2009 (il congresso della Cgil del 2010 si è svolto discutendo di quei contratti: deroghe ed enti bilaterali di sostegno al reddito). Deroghe non ne sono state fatte! Ma il contratto non andava bene comunque. Pochi compagni si sono cimentati con l’analisi del testo e dei suoi reali contenuti, in molti hanno preferito affidarsi a giudizi “distorti” o “interessati” di altri. Una fattispecie di omologazione conformista del pensiero che resta ed è un male oscuro dal quale la nostra Cgil deve, a mio parere, rapidamente uscire. Siamo nella società della conoscenza e della trasparenza, dimostriamolo anche quando commentiamo tutti i nostri atti, non fermiamoci alla superficie.
Enti bilaterali nazionali con dentro “il sostegno al reddito” non ne esistono, né sono previsti; più semplicemente si interviene sulla possibilità di costituire, a seguito di contrattazione di secondo livello – e non mi pare banale –, un “fondo” per il sostegno al reddito. Pensate che a livello aziendale questa necessità non ci sia? Bene, non si fanno. Ma la realtà nelle aziende e nei territori è un’altra. Questo tipo di intervento è già realizzato e non solo per le imprese artigiane, ma non se ne parla. Ma allora lo sguardo censorio della nostra Confederazione dovrebbe essere più severo ed equo per essere efficace. (…) Guglielmo Epifani e Susanna Camusso hanno, spesso e giustamente, sottolineato il buon livello di relazioni industriali presente nel settore chimico guidato da Giorgio Squinzi, riproponendo questo giudizio all’indomani della sua elezione a presidente di Confindustria. Dall’altra parte del tavolo c’era la Filctem con Femca e Uilcem ma soprattutto c’erano la maggioranza delle strutture territoriali e delle Rsu perché è così che si fa vivere un buon sistema di relazioni industriali – certo non perfetto – ma sicuramente migliore di tanti altri. Quel sistema di relazioni – quante volte l’ho ribadito e ricordato nelle riunioni della Cgil – che inizia la preparazione e la costruzione del futuro rinnovo contrattuale nello stesso momento in cui sottoscrive quello in scadenza. E’ questa la ragione che ci ha portato in questa occasione a rinnovare il contratto due mesi prima della scadenza.
Quindi, nessuna sorpresa sui tempi, basta rileggersi il patto sottoscritto il 27 giugno 2011 tra Federchimica, Farmindustria e Filctem, Femca, Uilcem, proprio, che coincidenza, un giorno prima del 28 giugno 2011. Un patto che individuava nella occupabilità e nella produttività gli ambiti in cui operare per individuare una soluzione virtuosa per il rinnovo contrattuale. (…) Il sindacato e le associazioni imprenditoriali che condividono questo sistema di relazioni non hanno particolari timori a darsi degli affidamenti e ad essere conseguenti nella loro realizzazione con la necessaria tempestività. Perciò alcuni temi sono stati rinviati a successive fasi di approfondimento, e da subito, invece, è stato importante comunicare al settore e agli osservatori, la precisa volontà di metterci in condizione di realizzarli. Di essere immediatamente operativi, aprendo la contrattazione di secondo livello, per individuare le migliori soluzioni valide per il proprio modello organizzativo, per il proprio prodotto, per il proprio mercato e scommettere per il rilancio industriale, di difesa dell’occupazione e del salario. (…)
Cosa si è fatto nel recente rinnovo?
Abbiamo superato le deroghe e applicato l’accordo del 28 giugno 2011, mantenendo le “linee-guida” precedentemente convenute e i limiti condivisi sui diritti e sui minimi retributivi. La lettura di quelle “linee-guida” aiuterà a comprendere quanto, ora e in futuro, sia importante e strategico l’ancoraggio al contratto nazionale di lavoro. Già nel 2006 la nostra categoria fu accusata di aver distrutto il contratto nazionale di lavoro: da allora è stato rinnovato il biennio del 2008, sottoscritto il contratto nel 2009 e oggi la copertura del contratto nazionale è garantita fino al 2015, e – se si eviteranno stravolgimenti in peggio, cosa sempre possibile, del sistema di relazioni – si potrà contare di rinnovare anche quello futuro. Questo è un modo concreto per difendere il contratto nazionale. Avremmo dovuto indicare con più precisione e limiti le materie e le quantità su cui poter intervenire con modifiche normative diverse dal Ccnl nella contrattazione di secondo livello? Può darsi. Non ne sono convinto e aggiungo che ne vedo soprattutto i limiti perché innanzitutto non tiene conto della grande articolazione produttiva (ricordavo prima il modello organizzativo prodotto e mercato cui aggiungere anche territorio). (…) La norma sui giovani? Non scherziamo! Stiamo parlando di assunzioni stabili che prevedono una possibilità di condizioni di accesso diverse, da negoziare al secondo livello, salvaguardando l’attività di formazione in ossequio al principio della parità di trattamento a parità di condizioni. Siamo nel campo dell’inclusione, di riduzione del precariato, perché non saranno in capo a imprese di fornitura di manodopera, ma dipendenti dell’azienda madre (…). La delegazione trattante ha giudicato questo risultato in modo positivo. Ne vado orgoglioso. Così non è per la Cgil e per una parte consistente della Filctem: ne prendo atto. Far decidere agli organismi anziché ai lavoratori destinatari del contratto è un atto contrario alla tradizione della Cgil. Questa decisione non potrà che nuocere nei rapporti unitari e nei rapporti interni a una categoria accorpata che vorrà su ogni contratto, e sono 30, potersi esprimere. (…) Piuttosto che fare processi alle intenzioni sarebbe più utile che la Cgil lo facesse sugli atti reali.
Cosa si è fatto nel recente rinnovo?
Abbiamo superato le deroghe e applicato l’accordo del 28 giugno 2011, mantenendo le “linee-guida” precedentemente convenute e i limiti condivisi sui diritti e sui minimi retributivi. La lettura di quelle “linee-guida” aiuterà a comprendere quanto, ora e in futuro, sia importante e strategico l’ancoraggio al contratto nazionale di lavoro. Già nel 2006 la nostra categoria fu accusata di aver distrutto il contratto nazionale di lavoro: da allora è stato rinnovato il biennio del 2008, sottoscritto il contratto nel 2009 e oggi la copertura del contratto nazionale è garantita fino al 2015, e – se si eviteranno stravolgimenti in peggio, cosa sempre possibile, del sistema di relazioni – si potrà contare di rinnovare anche quello futuro. Questo è un modo concreto per difendere il contratto nazionale. Avremmo dovuto indicare con più precisione e limiti le materie e le quantità su cui poter intervenire con modifiche normative diverse dal Ccnl nella contrattazione di secondo livello? Può darsi. Non ne sono convinto e aggiungo che ne vedo soprattutto i limiti perché innanzitutto non tiene conto della grande articolazione produttiva (ricordavo prima il modello organizzativo prodotto e mercato cui aggiungere anche territorio). (…) La norma sui giovani? Non scherziamo! Stiamo parlando di assunzioni stabili che prevedono una possibilità di condizioni di accesso diverse, da negoziare al secondo livello, salvaguardando l’attività di formazione in ossequio al principio della parità di trattamento a parità di condizioni. Siamo nel campo dell’inclusione, di riduzione del precariato, perché non saranno in capo a imprese di fornitura di manodopera, ma dipendenti dell’azienda madre (…). La delegazione trattante ha giudicato questo risultato in modo positivo. Ne vado orgoglioso. Così non è per la Cgil e per una parte consistente della Filctem: ne prendo atto. Far decidere agli organismi anziché ai lavoratori destinatari del contratto è un atto contrario alla tradizione della Cgil. Questa decisione non potrà che nuocere nei rapporti unitari e nei rapporti interni a una categoria accorpata che vorrà su ogni contratto, e sono 30, potersi esprimere. (…) Piuttosto che fare processi alle intenzioni sarebbe più utile che la Cgil lo facesse sugli atti reali.
di Alberto Morselli